6° GIORNATA ECONOMIA, INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA CONFARTIGIANATO UAPI, MORENO BRUNI

Buongiorno,

il mio ringraziamento va alle altre quattro organizzazioni dell’artigianato che hanno voluto designarmi loro portavoce, ringrazio in modo particolare il Presidente, Comm. Gibellieri, per l’invito e soprattutto per averci offerto l’occasione di questo confronto su temi che ci vedono direttamente coinvolti e per mettere a nostra disposizione il rapporto annuale sullo stato dell’economia del nostro territorio. Un resoconto completo che, fatte le dovute ed attente valutazioni, potrà fornire ulteriori elementi da utilizzare sui tavoli intorno ai quali le parti sociali, gli imprenditori e la pubblica amministrazione cercheranno di condurre l’economia alle scelte più oculate per creare i presupposti della crescita e dello sviluppo.

Non intendo soffermarmi sui problemi specifici degli imprenditori appartenenti alla categoria da me rappresentata, sono ormai noti a tutti: difficoltà ad innovare, a riconvertire la produzione quando necessario, la carenza di infrastrutture, i costi per l’energia, la difficoltà ad accedere al credito, per citarne alcuni.

Mi preme però portare alla vostra attenzione una sensazione forte, derivante sia dalla mia esperienza personale di piccolo imprenditore che dalle testimonianze raccolte durante gli incontri con i colleghi associati: siamo ormai abituati a dover far fronte in autonomia a problematiche e situazioni negative -questa caratteristica da sempre è nel DNA dell’artigiano-, in questo momento, anche se i dati indicano segnali di ripresa, abbiamo però la percezione netta di dover fare molta più fatica a svolgere il nostro lavoro rispetto al passato, riuscendo peraltro ad ottenere minori soddisfazioni (e non solo di tipo economico).

Riconosciamo compiaciuti che i rapporti tra le amministrazioni locali e il tessuto produttivo sono migliorate di anno in anno (è ormai consolidato un relazionarsi costante finalizzato a costruire positive proposte politiche per il territorio), ci preoccupa però osservare che la classe dirigente in genere e soprattutto la politica -e mi riferisco a quella che prende le decisioni a monte, che determina il tipo e la direzione dei processi di sviluppo sociale ed economico- non hanno modificato il proprio modo di pensare e gestire il potere; a supporto di questa affermazione porto alcuni esempi:

· Trasmettere il proprio mestiere, è una prerogativa del mondo artigiano: 
nel 2006 i soli titolari e soci di imprese artigiane hanno investito in formazione “on the job” 1.674 milioni di euro, affiancando gli oltre 150.000 nuovi assunti. Il valore della formazione “sul campo” effettuata dall’artigianato è pressoché il doppio della spesa per la formazione delle grandi imprese. L’artigianato si è da sempre configurato e si riconferma quotidianamente come la vera e propria “accademia” del “made in Italy”. Eppure recenti provvedimenti hanno penalizzato lo strumento dell’apprendistato, che da sempre ha fornito ottimi risultati in termini occupazionali. La formazione, inoltre, troppo spesso è adattata più a beneficio di chi la eroga che di chi ne usufruisce.

· Un tema di forte attualità è quello legato alla sicurezza sul lavoro: mi chiedo se i recenti provvedimenti adottati, vedi il nuovo testo unico, non tendano più a reprimere che ad educare. Se si applicasse la logica del “buon padre di famiglia” non si dovrebbe fare il contrario?

· Inoltre la mia riflessione non può che estendersi alle dinamiche che hanno determinato un cambiamento “epocale” nel mondo economico (globalizzazione, delocalizzazione, l’apertura di nuovi mercati e l’aggressione del nostro da parte di nuovi competitors). Questi fattori hanno rappresentato, almeno al principio, nuove opportunità per alcuni ma soprattutto nuovi problemi per molti, e il mondo della piccola impresa, soprattutto nel nostro territorio, colto impreparato, ha pagato un prezzo molto alto. A mio avviso la politica aveva il modo e soprattutto il dovere di valutare per tempo gli effetti di tali processi e determinare con largo anticipo le scelte da effettuare per fronteggiarlo.

· Infine un’esperienza personale. Ho costituito una nuova società a gennaio di quest’anno ma non sono riuscito ad essere completamente operativo prima di altri tre mesi. Chi intraprende una nuova attività non pretende di essere “premiato”, ma quanto meno si aspetta di non essere ostacolato. Lo stato non potrebbe, o meglio, non dovrebbe mettere a disposizione i propri apparati per facilitare l’adempimento dell’iter invece di creare nuova burocrazia che spesso è fine a se stessa? Anche se nelle intenzioni sembrerebbe che questa sia la tendenza, vi assicuro che nei fatti non lo è.

Oggi l’economia di un paese “industrializzato” qual è l’Italia non può più permettersi di fare affidamento solo sugli elementi che la contraddistinguono (capacità di improvvisare, senso di adattamento, spirito di sacrificio, stile, fantasia), elementi di cui andiamo ancora fieri, ma il fatto di puntare soltanto su di essi, rischia di produrre risultati miseramente sterili se non supportati da più attente riflessioni e da una più lungimirante programmazione da parte della governance del Paese.

Ringrazio e auguro a tutti voi buon lavoro.

Il sito della Camera di Commercio di Ascoli Piceno

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