IL DURC PARTORISCE UNA MONTAGNA DI CARTA

La Confartigianato ha fatto della lotta all’evasione fiscale e contributiva e del lavoro irregolare un punto irrinunciabile, con la promozione di periodiche campagne di comunicazione, sensibilizzazione e di denuncia agli organi di vigilanza competenti. Le pratiche illegali inquinano il mercato facendo concorrenza sleale alle imprese in regola; sottraggono risorse importanti allo Stato eludendo i doveri contributivi, le norme sulla sicurezza del lavoro, non garantendo i committenti e i cittadini.

Due anni or sono l’introduzione del Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) è stata salutata positivamente dalla Confartigianato, confidando in uno strumento di semplificazione per le imprese e di contrasto al lavoro nero e irregolare. Con il DURC, infatti, si ottiene l’unificazione delle certificazioni che oggi sono effettuate separatamente dalle casse edili, dall’Inps e dall’Inail.

Il 13 luglio scorso il Ministero del Lavoro, dettando le istruzioni e le modalità di richiesta per il rilascio del certificato ha stabilito che da oggi in poi le imprese saranno tenute a presentare il DURC, oltre che per i lavori pubblici, anche per i lavori privati (all’atto della richiesta di concessione o della dichiarazione di inizio attività, cioè la DIA). Inoltre, il Ministero ha attribuito al DURC per i lavori privati una validità mensile. “La conseguenza di tale decisione– ha affermato il presidente di Uapi Confartigianato Imprese delle province di Ascoli Piceno e Fermo, Moreno Bruni – produrrà una tale mole di carta e un aggravio burocratico ed economico per le imprese che non potranno correre nel volgere di pochissime settimane dietro alle imposizioni amministrative per la richiesta di un certificato”. Il rilascio di un certificato per le piccole imprese avrà una frequenza sostanzialmente settimanale (le pmi aprono spesso cantieri di tale durata), e non permetterà di accertare la reale situazione dell’impresa anche perché per l’Inps e l’Inail continua a valere il principio del silenzio/assenso, al quale è facilmente intuibile che gli Istituti continueranno a fare ricorso, sottraendosi in tal modo alle responsabilità di dichiarare la effettiva situazione contributiva delle imprese.

Ci si chiede, quindi, che valore potrà avere una tale trafila di certificati a cui saranno costrette le Casse edili e le imprese, soprattutto quelle regolari, dal momento che quelle irregolari si guarderanno bene dal rispettare la normativa. Né si vuole pensare che si vogliano creare le condizioni per sanzionare chi, pur in regola con i versamenti previdenziali e assicurativi, non riuscirà in qualche caso a tenere testa ai ritmi della certificazione.

Confartigianato, invocando il buon senso comune, ha chiesto agli organi competenti che la validità del DURC venga almeno elevata a tre mesi, al fine di dare modo alle piccole e piccolissime imprese, che operano spesso per piccoli lavori di una settimana o di dieci giorni, di adempiere con tranquillità alla certificazione dell’assolvimento dei propri obblighi contributivi.

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